La
prima volta
che incontrai
la Neuroradiologia
fu durante
un congresso
Nazionale
a Firenze
tanti,
tanti (?)
anni fa
Ero giovane
spaurito
, intimidito
dai tanti
nomi che
avevo solo
letto sui
lavori
e che ora
avevano
facce,
voci, personalità.
Ero
nascosto
in alto
sull’anfiteatro
e con Maurizio
resta mio compagno
di ventura osservavamo,
commentavamo.
Come talvolta
succede nelle
assemblee societarie
la discussione
era accesa,
si discuteva
del nostro futuro,
si affermava
l’autonomia,
si difendeva
la pecularietà del
nostro lavoro.
E si accendevano
dibattiti
e liti sui
modi, sui percorsi,
sulle priorità.
Da allora
ho assaporato
il clima
societario
per anni
calandomi
nella Società,
lasciando
che essa
diventasse
una parte
importante
del mio essere
neuroradiologo.
Non si può prescindere,
non si può glissare.
Bisogna
esserne
parte,
bisogna
accettare
il coinvolgimento,
bisogna
non dimenticare
il tuo
vicino di
stanza,
il tuo collega
dell’altro
ospedale,
l’amico
dell’altra
regione,
il neuroradiologo
che
consideri
esperto
e che
sta là a
tanti
chilometri
di distanza
pronto
se lo
interpellerai
a darti
un consiglio,
un suggerimento,
uno
spunto.
Questa è la
vita di
una Società che
vuole essere
non egida
di patrocinio,
non esattore
di quote,
non strana
combriccola
di consiglieri,
o presenza
ai tavoli
di presidenza,
ma giornaliera
compagna
di problemi,
elemento
risolutore
di dubbi
non solo
diagnostici,
momento
di incontro
e di conoscenza.
Io
della neuroradiologia
ho la sensazione
non solo
di qualcosa
che è diventato
lavoro,
non solo
di appagamento
della mia
fame di
conoscenza,
ma di amicizie
nate davanti
a un diafanoscopio,
davanti
a un monitor,
nelle sedie
rosse di
un congresso,
nelle sale
di un corso,
nei ristoranti
scoperti
insieme
in città disparate,
nella gomitata
quando chiudevi
gli occhi
durante
una lezione
noiosa,
nello scherzo
goliardico
su quella
neuroradiologa
così bella.
Faremo,
faremo,
faremo:
scherzavo
con i miei
più cari
amici, che
sono anche
neuroradiologi
e iniziavo
discussioni
di come
dovevamo
proseguire,
di quale
lotta dovevamo
affrontare,
di quale
portentoso
espediente
avevamo
pensato,
e ridevamo
e ci arrabbiavamo
e ricominciavamo
davanti
ad un bicchiere
di vino,
ad una serata
che ricominciava
dopo essere
finita,
ad una passeggiata
intorno
all’albergo
al freddo
o nella
tenera notte,
che facciamoci
quattro
passi che
parliamo.
E i leonardi,
e gli scotti
e i salvolini
che chiarivano
a modo loro,
che ripensavamo,
che combattevano,
e la quieta
tranquillità del
prof. Elefante
che mi ha
insegnato
a seguire
gli eventi
osservando
e rinviando
una decisione
di un momento,
di un’ora,
di un giorno
di quel
tanto che
bastava
per ripensare,
per riflettere,
per decidere.
E
Leonardi
mi ha insegnato
l’appartenenza
ad un gruppo,
ad una etnia,
ad essere
neuroradiologo,
e Scotti
l’affaccio
su lamerica
(non è un
refuso),
e Salvolini
la vis
polemica
importante,
rabbiosa,
cruda.
E
tanti
che ho
conosciuto
e ognuno
di loro
mi ha
regalato
un pezzettino
della
loro
vita,
della
loro attenzione,
del loro
tempo.
Dal Pozzo
col suo
sguardo
sornione
che mi
ha insegnato
ad osare
e a intraprendere
tante
imprese
che mai
avrei
pensato,
e il
prof.
Ruggiero
che si
ferma,
osserva
e conclude “non è chic” e
cammina
via scuotendo
il capo
affollato
di poesie
e giudizi
trancianti
e mi
pare di
ascoltare….massimo,
massimo
non
si sente
niente….
col
suo “non è chic” mi
permesso
di
fermarmi
dinanzi
al
limite
dell’errore
di
comportamento
non
consono,
non
adeguato.
E
Sossio
con cui
abbiamo
condiviso
tutto
della
neuroradiologia:
i progetti,
le
sconfitte,
le
delusioni,
gli
arrivi
e le ripartenze,
i problemi,
le
incomprensioni
e Sossio
che
mi ha
dato tutto
di
sé e
del
suo
bell’essere.
E Massimo
Massimo
che
arriva
sempre
trafelato
e sempre
in
ritardo
, ma
sempre
preparato
e capace
di
farti
capire,
di
descrivere
, di
concludere.
E Paolone
Tortori,
il
mio
compagno
di
tante
serate
e di
tanti
dubbi,
chiarificatore,
ma
come
fai
a raccapezzarti
in
mezzo
a tutte
queste
malformazioni,
e Federico
Zappoli “ tu
metti
l’introduttore
nella
femorale
e
poi
ti
fumi
una
sigaretta
e
pensi
a
quello
che
devi
fare
dopo…ma
non
fumo,
fa
niente
hai
le
mani
libere
e puoi
fare
altro.
E
Beltramello,
il
virgilio
nella
discesa
negli inferi
di
pistolesi
con
la risalita
nel
paradiso
della
contentezza
di
aver
capito cosa
voleva
il veronese,
il
sorriso
accattivante
e
placido
di Consuelo,
Andrea
Falini
che nasconde
dietro
la napoletanità del
fazzoletto
da
taschino
la
sua scanzonatura
colta,
il “tirage” di
nadia Colombo
che
ti riporta
all’attenzione
per
farti capire
cos’è la
displsia.
E
Fabio
Triulzi
che è lui
che mi
ha fatto
navigare
con coraggio
nei cervelli
dei neonati,
e il
sorriso
di Gianni
Sirabella
che riempie
il suo
viso
e mi
fa
vedere
i
fuochi
di
artificio
che illuminano
la costiera
amalfitana,
e Gigi
Simonetti
che mi
viene
vicino
e
mi sussurra
parole
di
affetto
nell’orecchio
e improvvise
intuizioni,
Giannino
Pellicanò che
seduto
con
le
mani
giunte
sul
pancino
ti
guarda
con
gli
occhi
buoni.
Mario
Muto
tanto
giovane
là ad
organizzare
a
Napoli
tanti
incontri
e
ad
aprire
un
ponte
con
Lamerica,
la
tanto
amata
america.
Matteo
Bonetti
che
crede
nell’ozono
e
inventa
e
crea
una
Rivista
e
mi
fa
girare
come
una
trottola
ad
evangelizzare
in
india
in
cina
in
grecia
dovunque,dovunque
si
possa
parlare
e
fare
proseliti
alla
causa:
bei
momenti
mi
diceva
e
socchiudeva
gli
occhi
alla
jack
nicholson
Maurizio
Resta,
il
compagno
di
tanta
vita
e
tante
avversità e
noi
sempre
lì a
pensare
neuroradiologia
e
a
combattere
per
passare
quello
che
sapevamo
agli
altri
perché non
bisogna
mai
essere
soli
nel
sapere
e
bisogna
essere
generosi.
Angelo
Passerini
dammi
del
tu
mino,
mi
fai
sentire
giovane
e
tu
canta
con
noi
Reginella,
e
poi
su
con
tua
moglie
o
mia
bella
madunnnina
stonata
nelle
voci
e
stonata
nell’ambiente
di
un
balcone
di
un
ristorante
affacciato
su
Amalfi.
Giusi
Santoro
buon’anima,
grande
amico
e “senti,
mino,
la
calabria è terra
dell’anima,
lo
sai
anche
tu
che
hai
moglie
calabrese” e
rita
che
sorride
felice
insieme
a
noi
e
mima
il
nostro
matrimonio
in
una
sala
barocca
ad
un
congresso
europeo.
E
Antonio
Armentano,
Pierluigi
Lanza
e
Marcello
Bartolo
che
occhieggiano
e
mi
fanno
sentire
a
Cosenza
e
sono
un
pezzo
di
me
là nella
punta
d’Italia
a
me
che
sono
abituato
a
vivere
nel
tacco.
Beppe
Bonaldi
sa
tutto,
anche
come
fare
la
birra
cruda
e
mi
stupisce “ sai
i
colli
delle
camicie
li
disegno
io
al
mio
camiciaio.
Giorgio
Grossi
suona
e
si
accartoccia
sul
pianoforte
sfoderando
swing
e
sindacato.
Stefano
Bastianello
affannato
corre
da
Roma
a
Pavia
inseguendo
i
suoi
sogni,
libero.
Carla
Carollo
come è bella
Padova
in
una
serata
a
ridere
in
un
ristorante
pugliese.
Cesare
(Colosimo)
ma
come
la
fai
a
fare
ad
andare
da
Roma
a
Chieti
sempre
e
tu
a
parlarmi
di
funghi
e
di
una
pesca
su
un “lago
dorato” con
i
pesci
che
rigetti
in
fiume.
Concetto
Cristaudo è la
mia
Sicilia
fatta
di
un
ristorante
al
mercato
del
pesce
di
Catania
e
di
un
balcone
affacciato
su
una
piazza
barocca
che
solo
l’Isola
sa
ambientare.
Carlo
Montaldo
sempre
abbronzato,
sai
c’ho
il
termometro
e
misuro
la
temperatura
dell’acqua
poi
mi
tuffo
e
io
aggiungo
in
un
mare
bellissimo
ma
noi
nel
salento
non
abbiamo
niente
da
invidiare.
Gigi
Manfrè:
ma
a
che
velocità parli
e
ti
mangi
le
parole
e
riempi
le
diapositive
di
giochi
e
di
scritte,
ma
quante…quante,
ma
sai
passare
l’orgoglio
siciliano
e
la
tua
grande
competenza
e
il
coraggio
passato.
Ogni
giorno
corri,
Pierfausto
(Ottaviano)?
E
sì ,
salto
il
pranzo
e
corro
nei
boschi..sai
porto
sempre
gli
scarpini
con
me
e
quando
posso..verrò a
correre
con
te
ma
quando..quando,
Vincenzino
Branca
che
mastica
siciliano
e
semina
milanese,
e
Marcello
Longo “come
si
chiama
quel
pesce
che
passa
al
largo
di
Messina,
e
un
pugliese
per
tutti
Roberto
De
Blasi
Savoiardo
sei
tu
il
mio
inarrivabile,
chi
cita
il
più remoto
articolo,
chi
si
divincola
nelle
statistiche
più estreme
(
lo
so
che
non
si
dice)
ma
Mario è là aldilà.
Ma
Mario
non è solo
questo, è una
persona
dolcissima
che
mi
ha
rincuorato
quando
sono
tornato
indietro
con
lui
da
una “primavera” chè mio
padre
se
ne
stava
andando.
Andrea
Rossi,
un
giovane
per
tutti,
garbato,
colto,
ma
com’è che
sai
l’islandese?
C’avevi
una
fidanzata?
Suggerivo
io,
complice,
guidato
dal
mio
animo
sessantottino
di
battaglie
politiche
ma
anche
di
conquiste
di
nuove
libertà….
Quanti
nomi
quante
persone
quanti
fatti
quante
vite
e
ne
avrò dimenticati
tanti
e
mi
perdòno
perché non
sono
importanti
i
nomi,
ma
l’amicizia
che
mi
avete
regalato
con
un
sorriso,
una
stretta
di
mano,
uno
sguardo,
e
tutti
voi
avrete
nel
vostro
lavoro,
nei
vostri
percorsi
congressuali,
nelle
vostre
gite
a
sfondo
di
educazione
neuroradiologica
i
vostri
Sossio,
Marco,
Giancarlo,
Massimo
e
li
rincontrerete
con
allegria
e
con
affetto
e
la
vostra
vita
non
sarà stata
vana
se
anche
il
lavoro,
quello
con
la
elle
maiuscola
sarà stato
per
voi
un
momento
di
amicizia.
Ho
iniziato
volendovi
ringraziare
di
aver
creduto
in
me
e
di
avermi
votato
quale
prossimo
presidente
della
nostra
società ma
invece
sono
io
che
devo
ringraziare
per
essere
stata
la
neuroradiologia
un
pretesto
che
avvicinarmi
da
un
altro
lato
al
calore
dell’affetto
di
una
amicizia,
di
tante
amicizie
e
di
tanti
anche
sconosciuti
volti.
Cosma
Andreula |